Incontro: “Sempre più sanitario, sempre meno sociale – verso l’apertura dei manicomi”.

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Partecipatissimo l’incontro di ieri tenutosi presso Palazzo Antaldi: “Sempre più sanitario, sempre meno sociale – verso l’apertura dei manicomi”.

Ad aprire l’evento sono stati Michele Gianni, presidente della T41B, ed Elisabetta Giorgi, socia fondatrice della T41. Entrambi hanno sottolineato l’importanza del convegno, inserito tra gli eventi per celebrare il cinquantenario della nascita della T41, una delle prime cooperative d’Italia. Formula scelta perché “egualitaria e orizzontale”, capace di rappresentare “una reale alternativa alle istituzioni manicomiali”. Istituzioni che il presidente Michele Gianni ha descritto come soluzioni “più per la tranquillità di chi stava fuori, che per il benessere di chi stava dentro”.

Dello stesso avviso è lo psichiatra Massimo Mari, ex direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’AST di Ancona, che ha denunciato il diffondersi di una “psichiatria pigra”, fatta di patologizzazione, prescrizione di farmaci e TSO, priva di una reale conoscenza del paziente e del suo contesto di appartenenza.

Grazie all’uso di slide molto approfondite, Mari ha ampliato il discorso sul percepito e sull’approccio nei confronti della malattia mentale nelle varie epoche. Partendo dal Medioevo, quando la malattia veniva considerata peccaminosa, fino alla contemporaneità, dove il malato è sempre più confinato in soluzioni sanitarie che, più che risolvere la situazione, la cronicizzano.

Citando Foucault, Mari ha sostenuto che bisogna “parlare con sincerità”, in maniera diretta, “all’anima dell’individuo”. Solo attraverso un contatto autentico con il paziente si può pensare di sviluppare nuovi percorsi terapeutici.

Successivamente ha preso la parola lo psichiatra Roberto Mezzina, già direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, che iniziò a lavorare in quel territorio negli ultimi anni di vita di Basaglia. Mezzina ha raccontato come, nonostante l’accademia e la tendenza generale tendano a rifiutare il metodo basagliano, esistano numerosi esperimenti che remano in direzione contraria.

Dal Giappone a Bristol, passando per l’India, vi sono infatti diversi esempi di de-istituzionalizzazione dell’approccio alla malattia mentale. “De-istituzionalizzare – ha spiegato – vuol dire dare al paziente la possibilità di scegliere: scegliere con chi vivere e scegliere se restare o andarsene”.

Tra gli interventi il Comitato di tutela dei diritti degli ospiti di Muraglia, trasferiti nelle strutture dell’Apsella, modernissime ma isolate dal contesto sociale ed urbano in cui vivevano queste persone ha portato un drammatico esempio di come il tema trattato nell’incontro sia pregnante nella nostra realtà.

Anche l’intervento di Luca Pandolfi, assessore ai servizi sociali del Comune di Pesaro, ha evidenziato come il provvedimento con cui in questi giorni la Regione Marche sta trasferendo i “servizi di sollievo” per famiglie e pazienti psichiatrici dalla titolarità degli Ambiti Territoriali Sociali alle Aziende Sanitarie (con il probabile conseguente passaggio dalla co-progettazione dei servizi al loro appalto) e le procedure di “accreditamento” delle strutture di accoglienza che sono sempre più spinte verso parametri sanitari mostrano come il titolo dell’incontro “sempre più sanitario sempre meno sociale” abbia centrato una questione spinosa e di grande attualità su cui è importante continuare tener viva l’attenzione.

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